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FORMArchitetti & Mec3

Pubblicato il 5 ottobre, 2015

Lo staff di FORMArchitetti è felice di annunciare partnership con l’azienda Mec3 (fra i leder mondiali per prodotti di gelaterie) con cui il reciproco auspicio è quello di continuare nella promozione del marchio e duvulgazione dei prodotti attraverso la realizzazione di nuovi punti vendita (gelaterie e non solo) su tutto il territorio nazionale.

Consiglio di Stato: cemento armato

Pubblicato il 15 settembre, 2015

Consiglio di Stato: cemento armato appannaggio di architetti e ingegneri
Il geometra non ha competenze per quanto riguarda la funzionalità statica delle opere in cemento armato. Per modeste costruzioni può occuparsi di aspetti architettonici, ma per i calcoli deve affidarsi ad un architetto o ad un ingegnere. Esclusa poi ogni competenza dei geometri in caso di opere da eseguire in zone sismiche. È la conclusione a cui giunge un recente parere depositato dal Consiglio di Stato.
Modestia delle costruzioni civili e incolumità delle persone: sono i due concetti che definiscono i limiti delle competenze dei geometri nel campo del cemento armato. Quello della modestia è un concetto che viene modellato col tempo a colpi di sentenze, ma ancora resta indeterminato. A complicare ancora di più il tutto e a a rendere ancor più labili i confini tra diverse competenze, ha provveduto l’abrogazione dell’art, 1, comma 1 del Regio decreto 2229 del 1939 per effetto del Dlgs 212 del 2010. A chiedere di far luce sull’annosa questione, sulla quale la giurisprudenza non ha sempre dato risposte univoche, è la Regione Toscana. L’ente chiama in aiuto il Consiglio di Stato che risponde con il parere 2539 del 2015.
I giudici amministrativi passano in rassegna le leggi in materia e la giurisprudenza anche alla luce dell’abrogazione della disposizione contenuta nel Regio decreto del 1939, che riservava agli architetti e agli ingegneri la progettazione di opere in conglomerato cementizio semplice o armato, la cui stabilità potesse interessare l’incolumità delle persone. Secondo la sentenza, bisogna far riferimento ad un principio regolatore che «deve sovrintendere all’esercizio delle competenze dei vari ordini professionali e applicare tale principio regolatore nel delineare la linea di demarcazione tra le competenze di ingegneri ed architetti, da un lato, e quelle di geometri o periti industriali, dall’altro». Tale principio è dato, secondo Palazzo Spada, dalla tutela della pubblica incolumità.
A mettere un importante limite all’attività professionale dei geometri è il Regio decreto 274 del 1929 (lettere l, ed m, articolo 16). E su questo si basano le più importanti conclusioni del parere. Il geometra non ha competenze per quanto riguarda la funzionalità statica delle opere in cemento armato. Non può occuparsi del calcolo delle strutture, ma nulla vieta alla categoria di occuparsi della semplice progettazione architettonica di modeste costruzioni civili, stando attendi a non eludere i limiti stabiliti dal Regio decreto del 1929.
«In tale prospettiva – si legge nella sentenza – che si basa anche sul principio generale della collaborazione tra titolari di diverse competenze professionali, nulla impedisce che la progettazione e direzione dei lavori relativi alle opere in cemento armato sia affidata al tecnico in grado di eseguire i calcoli necessari e di valutare i pericoli per la pubblica incolumità, e che l’attività di progettazione e direzione dei lavori, incentrata sugli aspetti architettonici della “modesta” costruzione civile, sia affidata, invece, al geometra».
«Non si tratta, quindi, di assicurare la mera presenza di un ingegnere progettista delle opere in cemento armato, che controfirmi o si limiti ad eseguire i calcoli (Cass. civ., Sez. II, 2 settembre 2011, n. 18038). Il professionista, che svolge la progettazione con l’uso del cemento armato, deve pertanto essere competente a progettare e ad assumersi la responsabilità del segmento del progetto complessivo riferito alle opere in cemento armato […] nel senso appunto che l’incarico non può essere affidato al geometra, che si avvarrà della collaborazione dell’ingegnere, ma deve essere sin dall’inizio affidato anche a quest’ultimo per la parte di sua competenza e sotto la sua responsabilità».
Nel caso di strutture in zone sismiche, il Consiglio di Stato esclude la competenza dei geometri. I tal caso la progettazione statica ha la prevalenza e «il professionista capofila non potrà che essere l’ingegnere o l’architetto».
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Beni tutelati: novità dal 1° settembre

Pubblicato il 8 settembre, 2015

Beni tutelati: dal 1° settembre serve il nuovo modulo messo a punto dal MiBACT
Il nuovo modello va allegato alle richieste di pareri o autorizzazioni
In caso di lavori sottoposti a vincolo, dal 1° settembre i professionisti devono compilare una nuova scheda da presentare in Soprintendenza insieme alla restante documentazione da allegare alla richiesta di autorizzazione. Il modulo è stato predisposto dal Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo ed è parte di un progetto volto a diffondere la consapevolezza sul rischio sismico e a favorire interventi di mitigazione su edifici tutelati.
L’iniziativa è partita dal Segretariato Generale del MiBACT, che ha pensato al nuovo modulo per mettere in atto un’azione di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione nel campo della sicurezza strutturale del patrimonio architettonico, promuovendo una conoscenza più approfondita della sua vulnerabilità, in modo da favorire azioni di mitigazione del rischio sismico.
La scheda raccoglie una serie di informazioni sull’edificio vincolato e sugli interventi da attuare e va allegata alla documentazione prodotta per le richieste di autorizzazioni e di pareri in caso di interventi di miglioramento sismico o che riguardano elementi strutturali, oppure in caso di interventi di manutenzione straordinaria, che prevedano lavorazioni edili significative, comportanti un’interazione con la struttura.
Per il tecnico si tratta in definitiva di evidenziare l’approccio progettuale adottato secondo quanto previsto dalla direttiva del PCDM 9 febbraio 2011.
I dati contenuti nella scheda diventeranno parte integrante di un percorso conoscitivo sull’edificio, che man mano si perfezionerà alle successive eventuali richieste di autorizzazione e forniranno un contributo al miglioramento dell’affidabilità delle mappe di rischio dei centri urbani. L’iniziativa servirà anche ad avviare un’azione di monitoraggio che potrà fornire indicazioni per modifiche alla normativa di settore.
Le schede saranno poi archiviate dalle Soprintendenze in una piattaforma telematica, chiamata «Community Mibac».
http://www.professionearchitetto.it

Detrazioni ristrutturazioni

Pubblicato il 4 settembre, 2015

Detrazioni per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico degli alberghi: 12 ottobre il click dayDefinite le modalità telematiche per la presentazione delle richieste
Le detrazioni fiscali per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico delle strutture ricettive turistico-alberghiere diventano realtà. Il carattere delle agevolazioni è stato definito dal decreto 7 maggio 2015, che ha dato attuazione alle disposizioni previste dal decreto cosiddetto «Artbonus» (DL 83/2014). Mancavano ancora da definire le modalità telematiche per la presentazione delle richieste, che gli interessati dovranno inviare al MiBACT per potersi vedere riconosciuta l’agevolazione. Ora l’ultimo tassello è arrivato e il ministero ha annunciato la data del click day, che sarà avviato il 12 ottobre alle ore 10.
L’istanza deve essere presentata in forma telematica, insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute, tramite il portale dei procedimenti (procedimenti.beniculturali.gov.it). La registrazione e la compilazione dell’istanza vanno effettuate dalle ore 10:00 del 15 settembre 2015 fino alle ore 16:00 del 9 ottobre 2015. Solo dalle ore 10:00 del 12 ottobre 2015 fino alle ore 16 del 15 ottobre 2015 il legale rappresentante, che ha già caricato nel portale l’istanza e l’attestazione dell’effettività delle spese sostenute, potrà inviare la richiesta. A spiegare la procedura passo dopo passo è una guida realizzata dal MiBACT (vedi www.beniculturali.it).
I dettagli del credito d’imposta fissati dal DM
Quali strutture ne usufruiscono
Le strutture ammesse – esistenti alla data del 1° gennaio 2012 – devono avere almeno sette camere. Rientrano nell’agevolazione: gli alberghi, i villaggi albergo, le residenze turistico-alberghiere, gli alberghi diffusi, nonché quelle strutture individuate come “alberghiere” dalle specifiche normative regionali.
Quali interventi sono inclusi
Il decreto attuativo dettaglia gli interventi agevolabili. Nella categoria “ristrutturazione edilizia” rientrano un vasto numero di interventi:
-costruzione dei servizi igienici in ampliamento dei volumi esistenti;
-demolizione e ricostruzione anche con modifica della sagoma ma nel rispetto della volumetria, con esclusione degli immobili soggetti a vincolo ai sensi del DLgs 42/2004;
-ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, ad esclusione di immobili vincolati ai sensi del DLgs 42/2004;
-interventi di miglioramento e adeguamento sismico;
-modifica dei prospetti dell’edificio;
-realizzazione di balconi e logge;
-recupero dei locali sottotetto, trasformazione di balconi in veranda;
-sostituzione di serramenti esterni non ammissibili ad altre agevolazioni fiscali.
Nelle spese per l’acquisto di mobili e componenti d’arredo, rientrano:
-Il rifacimento o sostituzione di cucine o di attrezzature professionali per la ristorazione con altre in grado di assicurare migliori performance in termini di sicurezza, efficienza energetica e prestazioni;
-mobili e complementi d’arredo da interno e da esterno, mobili fissi e apparecchi di illuminazione;
-pavimentazioni di sicurezza, arredi e strumentazioni per la convegnistica, attrezzature per parchi giochi e attrezzature sportive pertinenziali;
-arredi e strumentazioni per la realizzazione di centri benessere ubicati all’interno delle strutture ricettive;
-sostituzione di serramenti interni (porte interne) con altri aventi caratteristiche migliorative rispetto a quelle esistenti (in termini di sicurezza, isolamento acustico);
-installazione di nuova pavimentazione o sostituzione della preesistente con modifica della superficie e dei materiali, privilegiando materiali sostenibili provenienti da fonti rinnovabili, tra i quali il legno, anche con riferimento ai pontili galleggianti;
-installazione o sostituzione di impianti di comunicazione ed allarme in caso di emergenza e di impianti di prevenzione incendi ai sensi della vigente normativa.
Tra gli interventi agevolabili ci sono anche quelli di eliminazione delle barriere architettoniche, tra i quali rientrano la sostituzione di finiture (pavimenti, porte, infissi esterni, terminali degli impianti), il rifacimento o l’adeguamento di impianti tecnologici (servizi igienici, impianti elettrici, citofonici, impianti di ascensori, domotica). È agevolabile anche la realizzazione ex novo di impianti sanitari per persone portatrici di handicap.
Tra gli interventi di incremento dell’efficienza energetica, è compresa l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e di schermature solari esterne mobili. Vi rientrano anche: la coibentazione degli immobili, l’installazione di pannelli solari termici per produzione di acqua; la realizzazione di impianti elettrici, termici e idraulici finalizzati alla riduzione del consumo energetico (impianti di riscaldamento ad alta efficienza, sensori termici, illuminazioni led, attrezzature a classe energetica A, A+ , A++, A+++).
Le caratteristiche dell’agevolazione
Il credito d’imposta, ripartito in tre quote annuali di pari importo, è riconosciuto nella misura del 30 per cento per le spese sostenute dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. L’agevolazione è concessa fino all’importo massimo di 200mila euro nei tre anni d’imposta e non è cumulabile con altre agevolazioni di natura fiscale, riferite alle stesse voci di spesa.
Possono essere detratti più interventi rientranti tra quelli agevolabili, ma fino ad un importo massimo di 666.667 euro per ciascuna impresa alberghiera. Le risorse sono assegnate secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, che vanno presentate al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
di Mariagrazia Barletta
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Condomini e bonus ristrutturazioni

Pubblicato il 28 agosto, 2015

Condomini e bonus ristrutturazioni: non tutto è perduto se non c’è il codice fiscale
Se ciascun condómino ha pagato le spese di ristrutturazione per le parti comuni con bonifico «parlante» ma senza indicare il codice fiscale del condominio, non tutto è perduto: si può usufruire comunque del bonus per i lavori di ristrutturazione se, entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state sostenute le spese, si presenta domanda di attribuzione del codice fiscale del condominio, si paga una sanzione di 103,29 euro e si invia all’Agenzia delle Entrate una comunicazione relativa all’ubicazione del condominio. È quanto spiega l’Agenzia delle Entrate con risoluzione 74/E del 27 agosto, riferita ai condomini minimi (quelli con non più di otto condomini).
I proprietari di un condominio composto da tre appartamenti, nel 2014, avevano realizzato dei lavori sulle parti comuni. I pagamenti erano stati effettuati pro quota da ciascun proprietario con bonifico bancario, indicando il proprio codice fiscale e non quello del condominio, non richiesto agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, così come previsto da una vecchia circolare. Il Ministero delle Finanze nel 1998 aveva, infatti, emanato una circolare (numero 57/E) in cui si precisava che, per usufruire del bonus, «i documenti giustificativi [es. fatture] devono essere intestati al condominio» e sul fronte delle modalità di pagamento specificava che il bonifico deve riportare il codice fiscale dell’amministratore del condominio o di uno qualunque dei condomini che provvede al pagamento, nonché quello del condominio.
I tre proprietari si rivolgono alle Entrate chiedendo delucidazioni per sapere se possono comunque usufruire del bonus per le ristrutturazioni. Chiarimenti che arrivano con la risoluzione. In particolare questa chiarisce che, avendo i tre condomini pagato le spese di ristrutturazione con bonifico cosiddetto «parlante», hanno consentito alla banca o alla posta di operare la ritenuta dell’8 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito, così come prescritto dalla legge.
Resta comunque la questione del codice fiscale del condominio. Nonostante ciò, se, come accaduto ai tre proprietari che hanno proposto l’interpello all’Agenzia delle Entrate, il codice fiscale del condominio non è stato riportato nel bonifico, non tutto è perduto. Per accedere alla detrazione è necessario seguire – entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state sostenute le spese – tre passi:
presentare a un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate la domanda di attribuzione del codice fiscale al condominio, mediante il modello AA5/6;
versare con indicazione del codice fiscale attribuito, la sanzione per l’omessa richiesta del codice fiscale, nella misura minima di 103,29 euro, mediante il modello F24, utilizzando il codice tributo 8912;
inviare una comunicazione in carta libera all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in relazione all’ubicazione del condominio.
Quest’ultima comunicazione dovrà specificare, per ciascun condominio:
le generalità e il codice fiscale;
i dati catastali delle rispettive unità immobiliari;
i dati dei bonifici dei pagamenti effettuati per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio;
la richiesta di considerare il condominio quale soggetto che ha effettuato gli interventi;
le fatture emesse dalle ditte nei confronti dei singoli condòmini, da intendersi riferite al condominio.
Ciascun condomino potrà inserire le spese sostenute nel periodo d’imposta 2014 nel modello UNICO PF 2015 da presentare entro il 30 settembre 2015 o, se ha già presentato il modello 730/2015, nel modello 730/2015 integrativo da presentare entro il 26 ottobre 2015.
FONTE: http://www.professionearchitetto.it

 

Il silenzio assenso nella PA

Pubblicato il 27 agosto, 2015

Il silenzio-assenso nella PA: come cambia con la legge delega del ministro MadiaLa novità in vigore dal 28 agosto
Il disegno di legge delega per la riforma della pubblica amministrazione è stato approvato in via definitiva dal Parlamento ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Tra le novità in vigore già dal 28 agosto c’è la revisione del silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche. Un provvedimento, dunque, che per diventare attuativo non ha bisogno del Decreto legislativo che sarà emanato dal Governo sulla base dei “paletti” stabiliti dalla legge delega.
La legge delega, infatti, va subito a cambiare le disposizioni sul procedimento amministrativo, aggiungendo un nuovo articolo, il 17-bis, alla legge 241/1990. Il nuovo articolo prevede che in caso di adozione di provvedimenti amministrativi per i quali sia prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta, di competenza di altre amministrazioni pubbliche, queste devono comunicare le loro decisioni entro trenta giorni, altrimenti scatta il silenzio-assenso. Il nuovo istituto trova dunque applicazione nei rapporti tra amministrazioni pubbliche e non tra queste ultime e il privato.
Il termine può essere interrotto una sola volta per particolari esigenze istruttorie o per richieste di modifica, purché siano motivate e formulate entro i 30 giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento inoltrato dall’amministrazione procedente. Ricevute le integrazioni, l’assenso o il nulla osta sono resi nei successivi trenta giorni.
Il silenzio-assenso è esteso anche alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini. In tal caso il termine oltre il quale scatta il silenzio-assenso è di 90 giorni dal ricevimento della richiesta dall’amministrazione procedente.
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Regime dei minimi: novità per il 2015

Pubblicato il 28 luglio, 2015

Regime dei minimi: opzione ancora valida per chi ha iniziato l’attività nel 2015
Chi nel 2015 ha iniziato una nuova attività e non ha manifestato l’opzione per il vecchio Regime dei minimi con forfait al 5 per cento, potrà comunque avvalersene, se in possesso dei requisiti richiesti dalla legge. Basta comunicarlo nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2015 (da presentarsi nel 2016), allegandovi il modello predisposto per la dichiarazione Iva. A fornire chiarimenti in merito è un parere espresso dall’Agenzia delle Entrate in risposta ad un interpello, confluito nella risoluzione 67 E.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce anche che potranno avvalersi del vecchio Rregime dei minimi del 2012 o “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” (nato con la legge 15 luglio 2011, n. 111) anche coloro che hanno iniziato la nuova attività nel 2015, prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del Milleproroghe (legge 11/2015) e che dunque non potevano sapere che il Regime agevolato cancellato dalla legge di Stabilità 2014, sarebbe stato dopo poco riportato in vita.
«L’applicazione del regime fiscale di vantaggio – affermano dalle Entrate – è espressione di una specifica scelta del contribuente, soggetta, in quanto tale, alla disciplina in materia di opzioni prevista dal DPR n. 442 del 1997». Il contribuente che intende avvalersi del Regime di vantaggio 2012 è tenuto a comunicare l’opzione effettuata nella prima dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata. Nel caso di esonero dall’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA «la scelta è comunicata con le stesse modalità ed i termini previsti per la presentazione della dichiarazione dei redditi utilizzando la specifica modulistica relativa alla dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto».
Cosa succede per le fatture emesse?
Entro trenta giorni dalla pubblicazione della risoluzione (ossia entro il 22 agosto) o entro la prima liquidazione Iva successiva se la stessa scade dopo il predetto termine, il contribuente potrà apportare le opportune rettifiche dei documenti emessi con addebito dell’imposta.
«In particolare […] per le operazioni attive il contribuente potrà emettere nota di variazione (da conservare, ma senza obbligo di registrazione ai fini Iva) per correggere l’attribuzione dell’Iva in rivalsa al cessionario o committente, che a sua volta è tenuto a registrare la nota di variazione, salvo il suo diritto alla restituzione dell’importo pagato al cedente o prestatore a titolo di rivalsa».
L’eventuale eccedenza di imposta versata e non dovuta potrà essere chiesta a rimborso.
FONTE: http://www.professionearchitetto.it

Sicurezza cantieri: lavori edili

Pubblicato il 16 giugno, 2015

Sicurezza cantieri. Piccoli lavori edili di nuovo soggetti al Titolo IV del DLgs 81/08
La novità è nel testo della Legge europea 2014 licenziato dalla Camera
I piccoli lavori edili di durata superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi – anche se non espongono i lavoratori a rischi particolari (quelli elencati nell’Allegato XI al TU 81/08) – ritornano ad essere soggetti alle “Misure per la salute e sicurezza nei cantieri” fissate dal Titolo IV del DLgs 81/08. La novità è contenuta nel testo della Legge europea 2014, licenziato alla Camera e che ora passa al vaglio del Senato.
Il provvedimento nasce per iniziativa del Governo, per adeguare la normativa italiana agli obblighi imposti dall’UE. L’impulso arriva dalla necessità di chiudere alcune procedure di infrazione e di rispondere a rilievi arrivati da Bruxelles. Tra questi, il caso EU pilot 6155/14/EMPL. Dietro alla sigla, c’è una procedura preconteziosa, avviata dalla Commissione europea a marzo 2014, nella quale venivano richieste alle autorità italiane informazioni circostanziate riguardo ad alcune novità che il decreto del Fare (DL 69/2013) aveva introdotto in materia di sicurezza sul lavoro e nei cantieri temporanei e mobili.
I rilievi da Bruxelles si soffermavano sulla deroga in materia di sicurezza dei cantieri introdotta dal decreto del Fare con una modifica all’articolo 88, comma 2, lettera g-bis del DLgs 81/08. Il decreto del Fare escludeva dall’applicazione delle misure per la sicurezza dei cantieri, espresse dal Capo I del Titolo IV del TU, i lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento, nonché i piccoli lavori la cui durata presunta non fosse superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi, che non esponessero i lavoratori ai rischi di cui all’Allegato XI. Allegato che elenca i lavori comportanti rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Per rispondere ai rilievi, l’Italia aveva presentato un’ipotesi di modifica dell’articolo 88, comma 2, lettera g-bis del TU sulla sicurezza. Modifica ora recepita dalla Legge europea 2014. Il disegno di legge cancella così quanto aveva stabilito il decreto del Fare, riportando la lettera g-bis alla precedente versione.
La deroga viene così ristretta. Dunque i lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento saranno esclusi dalle norme del Capo I solo se non comporteranno lavori edili o di ingegneria civile di cui all’allegato X; mentre i piccoli lavori edili di durata superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi, ritorneranno ad essere inclusi nel campo di applicazione del Capo I del Titolo IV, anche se non espongono i lavoratori a rischi particolari.
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Tessera elettronica per i professionisti

Pubblicato il 16 giugno, 2015

Tessera elettronica europea per i professionisti, in arrivo a gennaio 2016
L’annuncio di Konstantinos Tomaras, vice capo dell’Unità Libera circolazione dei professionisti di Bruxelles
Dal 18 gennaio 2016 i liberi professionisti europei potranno utilizzare la tessera professionale europea per muoversi liberamente all’interno del mercato europeo». È quanto ha annunciato il vice capo dell’Unità Libera circolazione dei professionisti della DG Grow della Commissione europea, Konstantinos Tomaras, durante l’Assemblea generale del Consiglio europeo delle professioni liberali (Ceplis), che si è tenuta a Venezia lo scorso 5 giugno. A darne notizia è Confprofessioni.
Cos’è la tessera professionale europea
«La tessera professionale europea è un certificato elettronico attestante o che il professionista ha soddisfatto tutte le condizioni necessarie per fornire servizi, su base temporanea e occasionale, in uno Stato membro ospitante o il riconoscimento delle qualifiche professionali ai fini dello stabilimento in uno Stato membro ospitante».
La novità della tessera elettronica è prevista dalla rinnovata direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali (direttiva 2005/36/Ce), modificata a novembre 2013 dal Consiglio europeo. Un lavoro messo a punto per facilitare la mobilità dei professionisti all’interno dell’Unione. Duplice l’obiettivo: rilanciare il mercato e far fronte ad una domanda crescente di forza lavoro qualificata.
Se, infatti, la parola d’ordine per il futuro della professione è internazionalizzazione, la chiave di accesso a nuove opportunità è la specializzazione. Studi europei prevedono un aumento della domanda di personale altamente qualificato: almeno 16 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2020. Ma per rispondere a questa esigenza, l’Europa deve favorire un riconoscimento rapido e semplice delle qualifiche e facilitare la mobilità tra i Paesi della Ue
In questo quadro si inserisce la tessera elettronica. Il professionista potrà servirsene per accelerare il riconoscimento della propria qualifica in uno stato membro. Si tratta di una sorta di certificato elettronico che attesterà il possesso dei requisiti professionali necessari per fornire occasionalmente servizi in uno stato membro. La carta servirà anche per il riconoscimento della qualifica di chi vuole stabilirsi in un altro Paese della Ue.
Le tessere saranno rilasciate su richiesta dell’interessato. Il paese di origine completerà tutte le fasi preparatorie aprendo un fascicolo personale del richiedente, mentre lo stato ospitante rilascerà la tessera. Il processo permetterà di concludere l’iter di riconoscimento già nel paese di origine senza fare domanda nello stato ospitante come accade attualmente. Un risparmio di tempo, dunque.
La creazione di programmi comuni di formazione e il riconoscimento di tirocini come parte dell’esperienza professionale, sono gli altri punti cardine della nuova direttiva sulle qualifiche professionali.
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Docfa e Pregeo: solo online

Pubblicato il 3 giugno, 2015

Docfa e Pregeo dal 1° giugno viaggiano solo online
Da 1° giugno i professionisti abilitati alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale dovranno impiegare esclusivamente il canale Web. Per presentare gli atti tecnici, quali Docfa e Pregeo, si dovrà passare necessariamente per la procedura telematica, non ci saranno più strade alternative.
Gli atti di aggiornamento catastale vanno presentati attraverso il modello unico informatico catastale (MUIC), sottoscritto dal professionista mediante firma digitale. A stabilire i nuovi obblighi era stato il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’11 marzo.
Il canale telematico sarà impiegato per più tipologie di atti di aggiornamento:
-Docfa (documenti catasto fabbricati)
-dichiarazioni per l’accertamento delle unità immobiliari urbane di nuova costruzione;
-dichiarazioni di variazione dello stato, consistenza e destinazione delle unità immobiliari già censite;
-dichiarazioni di beni immobili non produttivi di reddito urbano, compresi i beni comuni, e relative variazioni;
-Pregeo (pretrattamento atti geometrici)
-tipi mappali;
-tipi di frazionamento;
-tipi mappali aventi anche funzione di tipi di frazionamento;
-tipi particellari.
Agenzia delle Entrate. Provvedimento 11 marzo 2015. Obbligatorietà della trasmissione telematica, con modello unico informatico catastale, per la presentazione degli atti di aggiornamento.
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

Catasto: il punto sulla riforma

Pubblicato il 19 maggio, 2015

Catasto. Il punto sulla riforma: il DLgs potrebbe vedere la luce a giugno
Varato il provvedimento ci vorranno ancora 5 anni per portare a termine la riforma
È scaduto quasi da due mesi il termine entro cui l’Esecutivo avrebbe dovuto mettere a punto la riforma del catasto. I tempi erano stati scanditi dalla legge delega per la riforma fiscale (legge 24/2014), contenente i principi all’interno dei quali dovrà essere ridefinito il sistema estimativo del catasto dei fabbricati. Secondo quanto riferisce l’Ansa, in un articolo che fa il punto sulle riforme al palo, la partita sul catasto è rimandata a giugno (ansa.it). Entro giugno, dunque, il Governo prevederebbe di emanare il secondo DLgs sul catasto in attuazione alla legge delega. Il primo decreto è stato quello sulle commissioni censuarie pubblicato lo scorso dicembre (DLgs 198/2014).
Il punto sulla riforma
Tempi e obiettivi
Con il DLgs, in via di emanazione, il Governo darà il via all’operazione di revisione degli estimi. Varato il provvedimento ci vorranno ancora 5 anni – questi sono i tempi stimati – per portare a termine la riforma, che dovrà passare per un lavoro di censimento su circa 62 milioni di immobili finalizzato all’aggiornamento dei relativi dati.
Il provvedimento andrà a definire il metodo di valutazione delle unità immobiliari urbane e soprattutto il loro valore, non più misurato secondo il numero dei vani ma in base al metro quadro. Punto chiave è la definizione degli ambiti territoriali del mercato immobiliare. Bisognerà cancellare le vecchie classi e categorie e rideterminare le destinazioni d’uso catastali, suddividendole in ordinarie e speciali. Si passerà poi a determinare il valore patrimoniale medio e la rendita attraverso delle funzioni statistiche su cui sta lavorando l’Agenzia delle Entrate.
Un’operazione che servirà a colmare il gap oggi esistente tra valore catastale e valore di mercato, ma anche ad assoggettare a tassazione gli immobili ancora non censiti.
Valore patrimoniale e rendita
Il valore patrimoniale medio sarà determinato da una funzione statistica. Il dato di base sarà la superficie dell’unità immobiliare e non più il numero di vani. Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria, l’algoritmo metterà in relazione il valore di mercato, la localizzazione e le particolari caratteristiche edilizie. Per le unità immobiliari colpite da eventi sismici o calamitosi, il metodo estimativo dovrà tener conto anche delle condizioni di inagibilità o di inutilizzabilità determinate da questi eventi
Anch’essa messa a punto attraverso un algoritmo statistico, la rendita media ordinaria terrà conto dei redditi da locazione medi, della localizzazione e delle caratteristiche edilizie dell’unità immobiliare.
Secondo quanto dispone la legge delega, per le unità immobiliari vincolate dal Dlgs 42/2004 bisognerà prevedere riduzioni del valore patrimoniale e della rendita che tengano conto dei più gravosi oneri di manutenzione e conservazione, ed anche dei vincoli legislativi che determinano restrizioni nella destinazione d’uso e nell’utilizzo.
Commissioni censuarie
Il DLgs 198/2014 ha provveduto a riordinare le commissioni censuarie (una centrale e 106 commissioni locali). Le commissioni – sia centrale che locali – sono articolate in sezioni: a quelle competenti in materia di catasto dei terreni e catasto edilizio urbano, se ne aggiunge un’altra specializzata nella riforma del sistema estimativo del catasto dei fabbricati. Le nuove commissioni dovranno insediarsi entro il 28 gennaio 2016 attraverso un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che individuerà una data unica di insediamento valida a livello nazionale.
Le nuove commissioni censuarie, locali e centrale, continuano ad esercitare, in materia di catasto terreni e in materia di catasto edilizio urbano, le funzioni già previste dalla legge (DPR 650 del 1972). Mentre quelle locali create per la messa a punto della riforma, avranno, tra gli altri, il compito di validare le funzioni statistiche (algoritmi), elaborate dall’Agenzia delle Entrate, e che serviranno per la determinazione della rendita media e del valore patrimoniale medio delle unità immobiliari a destinazione catastale ordinaria.
La commissione censuaria centrale ha potere di sostituzione nei confronti delle commissioni censuarie locali che non adottino le decisioni di loro competenza.
Il decentramento
È assicurato, inoltre, il coinvolgimento dei Comuni nel processo di revisione delle rendite, una partecipazione che ha anche lo scopo di assoggettare a tassazione gli immobili ancora non censiti.Si cerca di riprendere il processo di decentramento delle funzioni catastali iniziato nel 1998 (DLgs 112/1998) e poi con la finanziaria del 2007 (legge 296/2006) che rimetteva ai Comuni la scelta del grado di partecipazione alla gestione diretta delle funzioni catastali. La legge delega batte in particolare sulla valorizzazione di esperienze di decentramento già sperimentate positivamente in alcune città d’Italia.
Semplificazioni e incentivi
La riforma dovrà anche servire a semplificare la possibilità di accesso ai dati catastali da parte dei Comuni, dei professionisti e dei cittadini.
di Mariagrazia Barletta
Fonte: http://www.professionearchitetto.it

FORTE SCONTO

Pubblicato il 18 marzo, 2014

PROMOZIONE: Sarà applicato un forte sconto ( circa il 20 % ) sulla prima vendita di una delle unità residenziali situate nel complesso di Sant’Angelo in Vado, oltre alla già presente offerta di “affitto sconto vendita”.